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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 18 febbraio: I due colossi farmaceutici sono riusciti a imporre per anni al servizio sanitario nazionale il costoso Lucentis invece dell’economico Avastin, efficaci allo stesso modo contro la maculopatia

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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 18 febbraio: I due colossi farmaceutici sono riusciti a imporre per anni al servizio sanitario nazionale il costoso Lucentis invece dell’economico Avastin, efficaci allo stesso modo contro la maculopatia

Balle spaziali, la finta lotta all’evasione e ai clandestini, con Berlusconi ‘rincoglionito’. Travaglio svela 3 menzogne della stampa e dei politici

I giornali rilanciano gli annunci del governo Gentiloni: più di 20 miliardi incassati dalla lotta all’evasione fiscale, nuovo record. Maria Elena Boschi esulta: “I miliardi recuperati sono 25,8”. Boom di incassi. Ma il trucco è nelle sanatorie, che offrono sconti a chi non paga le tasse. Dall’attività di recupero dell’evasione, infatti, lo Stato ha incassato nel 2017 900 milioni di euro.
Gli sciacalli, intanto, volano su Macerata, dove il neofascista Luca Traini ha sparato a sei stranieri per vendicare la giovane Pamela. Silvio Berlusconi promette di espellere 630 mila clandestini. Lo stesso numero di quelli regolarizzati dal suo governo con la sanatoria del 2002. Nel 2009, alla tv tunisina Nessma TV, il leader di Forza Italia diceva di voler “donare a coloro che vengono in Italia un lavoro e una casa”.
Sui migranti, Matteo Renzi accusa Berlusconi; ma lui ha barattato con l’Europa flessibilità nei conti in cambio dell’accoglienza dei migranti. Secondo Emma Bonino, alleata del Partito democratico, fu il governo Renzi ad accettare gli oneri della missione Triton: i migranti soccorsi in mare devono sbarcare nei porti italiani, anche se il salvataggio è condotto da un’imbarcazione straniera.
Sui migranti, destra e sinistra giocano allo scaricabarile. Nemmeno sulle pensioni Berlusconi ha le idee chiare: “Abbiamo portato le minime a mille lire al mese”; peccato che l’euro sia in vigore dal 2002. All’assemblea di Confcommercio ha anticipato il nuovo contratto con gli italiani: “Abolirò l’Irpeg”; ma la tassa è stata abrogata nel 2004. Poi annuncia il futuro premier in caso di vittoria del centrodestra: l’ex generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. Lui smentisce tutto.

Nella 14° puntata del format Balle spaziali, disponibile da oggi in abbonamento sul sito e sulla app di Loft, il direttore del Fatto Quotidiano smonta 3 fake news: sulla lotta all’evasione, sull’immigrazione irregolare e sul nuovo contratto con gli italiani di Berlusconi.  Su piattaforma e app di Loft sono disponibili, sempre in abbonamento, anche le 13 puntate delle scorse settimane che toccano tutti gli argomenti caldi. A due settimane dalle elezioni politiche, Marco Travaglio passa al microscopio i candidati di tutti i partiti, a cominciare dal Partito democratico che schiera in molti collegi, berlusconiani di vecchia data.

Balle spaziali, la finta lotta all’evasione e ai clandestini, con Berlusconi ‘rincoglionito’. Travaglio svela 3 menzogne della stampa e dei politici

Berlinale, anche Huppert con #MeToo. Ma oggi si celebrano gli scrittori esiliati, Wilde su tutti

“Finalmente noi donne ci stiamo muovendo nella direzione giusta!” E’ l’esclamazione di Isabelle Huppert dal Festival di Berlino dove – ironia della sorte – la vediamo interpretare il ruolo della prostituta Eva, omonima al titolo del film in concorso diretto da Benoit Jacquot. “Accolgo sempre con speranza la nascita di movimenti che sostengono l’emancipazione femminile e addirittura, come nel caso di #MeToo, tentano di proteggere collettivamente tutte le donne che hanno il coraggio di denunciare le molestie di cui sono state vittime. Troppo tempo in silenzio è trascorso, mi auguro che un passo come questo sia anche definitivo”, ha continuato l’attrice francese che – dalle parole pronunciate – sembra assai distante dalla collega connazionale Catherine Deneuve.

Peccato che, come accaduto per Pattinson e Wasikowska, anche la sempre magnifica Isabelle a questo giro sembra aver mancato il bersaglio della perfezione, essendo purtroppo la protagonista dell’opera del concorso più brutta tra quelle finora viste. Insomma, una divina assolutamente sprecata dentro a un ruolo mal scritto e diretto. Ma Jacquot voleva la sua sensibilità per vestire i panni dell’ambigua Eva, eroina della rivisitazione per il cinema del romanzo del britannico James Hadley Chase, a cinquant’anni dall’adattamento di  Joseph Losey. Al suo fianco  Gaspard Ulliel, cui spetta la parte di leading character maschile come perfido Bertrand, un giovane impostore che si sostituisce quale autore di una pièce teatrale di successo al reale drammaturgo anziano deceduto davanti ai suoi occhi; è l’incontro con Eva a definire il suo destino.

Uno scambio di ruoli quello del personaggio di Bertrand per un’opera fondata sul metalinguaggio (letteratura/teatro/cinema) dalle prospettive tanto affascinanti quanto deludenti.  Ed un rapporto, quello fra letteratura e cinema, che sabato è stato il protagonista assoluto della Berlinale, e certamente con espressioni migliori di quanto non abbia mostrato il cineasta francese. Solidissimi e impeccabili nell’armonia tra forma e contenuto, i lavori del tedesco Christian Petzold e del russo Alexey German Jr, entrambi in corsa per l’Orso d’oro, si sono infatti rivelati all’altezza delle aspettative di due talenti del cinema contemporaneo peraltro in un momento di  grande forma. Se il primo ha raccontato con Transit (tratto dal libro di Anna Seghers) sotto forma di metaromanzo un complesso e ambiguo giro di vite e identità in fuga da nemici che – distopicamente – riferiscono ai nazisti nell’occupazione della Francia, il secondo ha elaborato un dolente ritratto dello scrittore Sergey Dovlatov intercettato in sei giorni nel novembre del 1971, ovvero in piena censura sovietica che costrinse un’intera generazione di artisti e intellettuali al perenne tormento o all’esilio. Come è noto, Dovlatov scelse la “libertà” di New York per essere pubblicato e – purtroppo – per morire troppo giovane (a 48 anni) per godersi la meritata fama.

E in esilio morì, come tutti sanno, anche un altro autore, l’immenso Oscar Wilde, a cui Rupert Everett ha dedicato il suo esordio registico nell’appassionato e tormentato The Happy Prince, presentato sabato in Berlinale Special. Inevitabilmente egli stesso nei panni di Wilde, l’attore britannico non ha nascosto la fatica di un’opera “in progress” da 15 anni, un lavoro così fortemente desiderato quale omaggio al personaggio che tanto professionalmente quanto personalmente lo ha segnato da sempre. “Avevo sei anni quando ho fatto la mia prima conoscenza con l’opera di Wilde, la fiaba The Happy Prince appunto, abbiamo viaggiato insieme finora, spero di avergli restituito degnamente quanto lui mi ha dato”. Accomunati infatti anche dall’omossessualità, Wilde ed Everett hanno lottato e non sono mai fuggiti dall’affermazione della propria identità: “Molti sono i parallelismi fra noi nell’essere non raramente emarginati, non accettati. Posso affermare senza dubbio alcuno che il movimento LGBT è iniziato con lo scandalo Wilde, da lui è iniziato un viaggio incredibile. Ma non dimentichiamoci che ci sono Paesi in giro per il mondo dove essere gay è ancora un disastro”.

Girato per la maggior parte in Germania ma anche in Italia (la Palomar di Degli Esposti e co-produttrice e il film uscirà da noi per Vision Distribution a fine aprile), The Happy Prince racconta gli ultimi anni parigini di Wilde, uomo ormai distrutto e votato al sacrificio. “Oscar – spiega Everett – aveva una natura autodistruttiva diagnosticata pre-freudianamente e si sacrificò per diventare immortale, aveva in sé un forte complesso cristico”. Commovente ed appassionato, il suo The Happy Prince compensa ogni difetto di squilibrio barocco con il cuore pulsante di chi l’ha girato e interpretato, presentando l’uomo-Wilde come il corpo-sintomo di un dolore necessario, un’anima sensibile votata all’eterna ricerca dell’amore totale.

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Napoli, De Luca: “Usano i camorristi per ricattarci”. Di Maio: “Loro sono gli assassini politici della mia gente”

“Usano i camorristi per ricattarci, non perdete tempo”. Il governatore dem della Campania, Vincenzo De Luca, di fronte all’inchiesta di Fanpage e alla successiva apertura di un’indagine in cui è coinvolto anche il figlio Roberto, continua a minimizzare. E anche se venerdì, subito dopo la pubblicazione dei video in rete, è corso ai ripari facendo licenziare il direttore della Sma, sabato ha insistito: “Andremo avanti a carro armato”, ha detto intervenendo a un convegno sull’odontoiatria a Salerno. Intanto il candidato M5s Luigi Di Maio ha mandato in onda una parte dell’inchiesta durante un evento elettorale a Genova e ha attaccato: “Voglio farvi vedere il volto degli assassini politici della mia gente. Quando saremo al Governo inaspriremo la legge Severino che è troppo timida per i criminali politici”. Il Movimento 5 stelle in regione Campania ha per altro fatto sapere che presenterà una mozione di sfiducia contro il governatore De Luca.

Di Maio, sempre durante l’incontro di Genova, ha aggiunto: “L’inquinamento nella terra dei fuochi esiste per colpa dei politici del Pd e di FI che fanno affari con la criminalità organizzata. Quando la criminalità organizzata spara, uccide una persona, quando interra rifiuti nella terra dei fuochi, non sappiamo quante generazioni ucciderà. Quando votate questa gente, il Pd e Forza Italia, non solo fate male alla democrazia, ma fate del male a voi stessi, alla vostra salute. Stiamo parlando di politici che prendono tangenti per dare appalti sulla gestione dei rifiuti tossici o nocivi, affidandoli ad aziende che li interrano, non li smaltiscono in modo lecito. Di quei camion ne pagheranno le conseguenze i nostri figli”.

Intanto lunedì mattina, annunciano il capogruppo regionale del M5s Gennaio Saiello e la consigliera Valeria Ciarambino, “i consiglieri regionali troveranno nella loro casella di posta elettronica una mozione di sfiducia nei confronti del governatore De Luca. Un atto dal quale oggi non si può assolutamente prescindere, alla luce del gravissimo scenario che sta emergendo dall’ultima inchiesta della magistratura”. Saiello e Ciarambino spiegano che “i consiglieri regionali non possono esimersi dal firmare la nostra mozione. In caso contrario – concludono – sarà difficile non pensare a una totale connivenza in aula tra due coalizioni che dimostrerebbero ancora una volta di condividere fin troppi interessi”.

“Ho visto i video dell’inchiesta di Fanpage.it sulla corruzione nello smaltimento dei rifiuti, un coraggioso esempio di giornalismo di inchiesta. Sarà la magistratura a valutare il peso penale delle immagini che contiene”, ha intanto commentato da Facebook il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso. “Ciò che mi ha impressionato – ha scritto ancora presidente del Senato – è il livello di sottovalutazione da parte della politica. Imbarazzi, balbettii, dichiarazioni di circostanza. Noi dobbiamo urlare forte il nostro No alla corruzione, all’illecito finanziamento dei partiti, all’inquinamento dell’ambiente e alle mafie”. L’ex magistrato ha poi ricordato che “qualche giorno fa proprio a Napoli ho parlato di abolizione della Mafia Tax, ovvero i costi che l’economia criminale scarica sui cittadini. Dobbiamo dire con forza che l’Italia non è in vendita. Noi non siamo in vendita. Non sono in vendita per tangenti la nostra salute, la nostra terra, la nostra sicurezza, i nostri servizi pubblici. Dobbiamo dire “basta”, dare la spinta per una grande battaglia civile, culturale, sociale e politica”. Infine l’annuncio: “Ci vediamo il 26 febbraio a Napoli, dove insieme manifesteremo le ragioni di chi non vuol lasciare il Paese in mano alla corruzione”.

Napoli, De Luca: “Usano i camorristi per ricattarci”. Di Maio: “Loro sono gli assassini politici della mia gente”

“Migranti non lasciateci soli con i fascisti”. La foto delle femministe su Facebook sommersa dagli insulti

“Non scopate abbastanza”, “Cesse”, “Per voi solo la camera a gas”. Questi i commenti che le donne della pagina Facebook di Non Una Di Meno Milano, canale divulgativo della rete femminista, stanno ricevendo in maniera costante e massiccia da cinque giorni. Non si tratta di qualche commento isolato, ma di un vero e proprio attacco che ha portato la pagina Facebook, nel giro di poche ore, a ricevere più di 2mila commenti classificabili come insulti spesso verbalmente molto violenti. “Si tratta di una operazione studiata da gruppi fascisti organizzati online”, sostiene Tiziana Friggione, una delle ragazze di NUDM Milano che si occupa di social media e contenuti web.

Oggetto dello shitstorm (letteralmente, “valanga di letame”) due post pubblicati sulla pagina Facebook. Nel primo, una settimana fa la rete femminista aveva divulgato un testo di Lea Melandri in cui la scrittrice evidenzia come gli uomini, per il loro ruolo di potere nella storia, sono stati responsabili numerose violenze. “Sono bastate poche ore – raccontano le donne di NUDM Milano – e i gruppi MRA (Mens’s Rights Activist) hanno prodotto più di 500 commenti sessisti a sostegno della tesi che fossero gli uomini ad essere discriminati, non le donne”. Ancora più dura la cyberviolenza nei confronti del secondo post, quello in cui la rete femminista ha espresso solidarietà a Giulia, una ragazza che durante la manifestazione antifascista milanese dello scorso sabato, ha esposto il cartello: “Migranti, non lasciateci soli con i fascisti”. Un cartello che, negli scorsi giorni, a Giulia era costato una valanga di insulti sul più noto social network. Per questo motivo, NUDM Milano aveva scelto di pubblicare un post contro il bullismo online, schierandosi dalla parte di Giulia, post che nel giro di due ore ha ricevuto più di 2mila commenti, “in gran parte dei casi trasformati in insulti volgari e minacce sessiste”, continuano le attiviste.

È passato poco più di un anno da quando la pagina Facebook di NUDM Milano è stata aperta, e quello che le donne del movimento stanno fronteggiando è l’attacco online, a loro dire, più violento e organizzato. “In Europa, una donna su dieci (dai 15 anni in su) è stata vittima di cyberviolenza”, precisa NUDM, inserendo il loro attacco in una dinamica di più ampio respiro. Quel che lascia straniti, secondo le donne della rete, è il fatto che gli uomini non nascondano la loro identità nonostante i loro commenti siano apertamente fascisti e sessisti. “Alcuni sono profili falsi, ma la maggior parte sono veri, magari di uomini che postano sulle loro bacheche foto di Casa Pound o Forza Nuova – continua Tiziana Friggione – Sono organizzati come squadristi su gruppi Facebook segreti dove decidono come e chi andare a bullizzare virtualmente”.

Mentre il primo post di NUDM è stato rimosso dalla pagina, nel secondo le donne hanno scelto di non cancellare la valanga di commenti violenti. “Dobbiamo renderci conto di cosa può accadere a una persona, solo per il fatto di avere espresso la propria opinione”, chiude la social media manager del movimento. Commenti violenti a cui il 17 febbraio, essendo la giornata internazionale del gatto, le donne hanno scelto di rispondere postando foto di gattini e risposte ironiche. “Gli haters non sembra che si stiano stancando di insultarci. Ma noi siamo certe di resistere. Certe di vederci tutte in piazza il prossimo 8 marzo”.

“Migranti non lasciateci soli con i fascisti”. La foto delle femministe su Facebook sommersa dagli insulti

Elezioni 2018, pari diritti su adozioni e genitorialità delle coppie gay: l’appello al collegio Europa

di Roberto Claudio Sormani*

La campagna elettorale ci sta disorientando: mancano ancora diritti basilari e c’è perfino chi minaccia di togliere quelli che abbiamo conquistato dopo trent’anni di lotte. Che fare? Aspettare tempi migliori o reclamare subito tutto quello che ci chiede il cuore?

Noi di Wake Up Italia non abbiamo dubbi: ci uniamo al movimento LGBT+ italiano chiedendo il pieno riconoscimento della genitorialità delle coppie gay e lesbiche e l’accesso paritario all’adozione. Una battaglia che si scontra con pregiudizi odiosi e difficili da sradicare, e proprio per questo più urgente: non possiamo aspettare altri trent’anni!

Anche noi italiani all’estero siamo coinvolti: in mancanza di una riforma delle adozioni e della genitorialità ci sono bambini che non possono tornare in Italia. La Brexit che incombe aggiunge preoccupazioni. Chi ci vuole rappresentare in Parlamento deve conoscere queste esigenze e farsene carico, al di là del partito di riferimento.

Nel nostro collegio elettorale oltre due milioni e mezzo di cittadini sceglieranno sette parlamentari fra centodiciotto candidati. Ecco quindi la nostra lettera ai candidati del collegio Europa, chiedendo un impegno esplicito e con tempi certi per l’uguaglianza genitoriale. Vi renderemo conto della loro risposta su queste colonne, ma anche sulla nostra pagina Facebook e sul sito.

Se vivete all’estero e volete unirvi a questo sforzo collettivo potete sottoscrivere la petizione, condividere questo post o inviarci un’email a info@wakeupitaia.org: più siamo, più forte sarà la nostra voce.

Buona lettura!

La lettera

Care candidate e cari candidati nel collegio Europa,

Scrivo a nome di Wake Up Italia – London, l’associazione che da due anni dà voce alle persone lesbiche, bisessuali, gay, trans*, intersessuali che hanno lasciato l’Italia per vivere nel Regno Unito. Con questa vi chiediamo un impegno a presentare in Parlamento, se eletti, una proposta di legge per il riconoscimento dei genitori non biologici in coppie dello stesso sesso e per estendere alle coppie omosessuali la possibilità di adottare. Una proposta che riguarda migliaia di famiglie in Italia, ma anche noi che vi votiamo all’estero. Per spiegare perché, vi racconteremo due storie rappresentative delle tante che abbiamo incontrato in questi due anni. Per maggiori dettagli sulle problematiche incontrate dagli italiani LGBT+ all’estero siamo a vostra disposizione.

Giulia e Luisa: sposate a Londra, danno alla luce Claudio, nato con la fecondazione in vitro a Londra. Solo Luisa è la madre biologica, ma l’atto di nascita inglese riconosce automaticamente entrambe le mamme poiché sposate al momento del concepimento. Claudio non è cittadino britannico, ma solo italiano: eppure è privato del passaporto e dei diritti legati alla sua unica cittadinanza. Perché? Perché il comune italiano incaricato rifiuta di trascrivere l’atto di nascita. Forse, un giorno, una sentenza darà ragione a Claudio (probabilmente con l’aiuto legale di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford), ma in questa incerta attesa non può lasciare Londra. Immaginatevi cosa succederebbe con la Brexit. Claudio è rifiutato dal suo stesso Paese. Perché lasciare che accada quest’ingiustizia?

Massimo e Luca: adottando due bambini si sono uniti alle coppie omosessuali che contribuiscono a un settimo delle domande di adozione in Gran Bretagna. Padri simpatici e pieni di cure. Anche in questo caso i piccoli non possono recarsi in Italia. Fa ancora più rabbia pensare che molti lasciano il Paese per via di discriminazioni come questa. Anche in Italia ci sono bambini bisognosi di una famiglia: che senso ha far emigrare chi potrebbe dargliene una? A quando la promessa riforma sulle adozioni?

Vi ho scritto di queste storie perché ve ne ricordiate quando sarete in Parlamento. Non dimenticatevi delle mamme e papà e, soprattutto, dei piccoli cittadini italiani che non dovrebbero vivere in esilio, né senza una famiglia. Mettete questi bambini davanti alle vostre bandiere di partito. Spesso parlate di fuga dei cervelli, ma c’è anche una fuga di cuori: fermatela!

Vi chiediamo un impegno a presentare entro la fine dell’anno una proposta di legge per l’uguaglianza genitoriale delle coppie omosessuali, dopo aver consultato le principali associazioni italiane che lavorano da anni per quest’obiettivo.

Invieremo questa lettera a ciascuno dei centodiciotto di voi che si sono candidati e pubblicheremo le vostre risposte (e i silenzi) sui nostri canali.
Sperando di avere una risposta ampia e trasversale, vi porgo cordiali saluti.

* Presidente di Wake Up Italia – London

Elezioni 2018, pari diritti su adozioni e genitorialità delle coppie gay: l’appello al collegio Europa

Livorno: sputi, grida e lancio di bottiglia contro Giorgia Meloni. 21 denunce

Il 13 febbraio Giorgia Meloni era arrivata per un comizio elettorale a Livorno, ma è stata cacciata a suon di cori, striscioni e fischi, oltre a sputi e un lancio di bottiglia. Per questo la Digos ha denunciato 21 persone – 14 uomini e 7 donne, età tra i 16 e i 71 anni. Per 20 l’accusa, contenuta nella comunicazione di reato fatta dalla polizia alla procura della Repubblica di Livorno e a quella presso il tribunale dei minori di Firenze, è di aver impedito o turbato una riunione di propaganda elettorale, mentre una persona risulta indagata per non aver preavvisato la questura della manifestazione di protesta contro l’iniziativa di Fratelli d’Italia. Alcuni degli indagati, spiega la questura in una nota, saranno chiamati anche a rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata, minacce e lesioni personali a danno di una passante. Nel frattempo proseguono le indagini per identificare ulteriori responsabili.

Livorno: sputi, grida e lancio di bottiglia contro Giorgia Meloni. 21 denunce